sabato 28 febbraio 2009

MANEKI-NEKO - Il Gatto che porta fortuna


Appena uno arriva in Giappone, non passa tanto tempo prima d’incontrare un Maneki-neko.Quel che a tanti può sembrare una trovata commerciale, risulta invece essere una lunga tradizione di superstizione, leggende e cultura popolare giapponese.
Prima della nascita della leggenda del Maneki-neko, i gatti avevano la reputazione di essere malvagi o simili al diavolo. In Giappone gli animali portafortuna erano sia i nativi tanuki (procioni) che la inaki (la dea volpe dei raccolti). Entrambi erano riconosciuti come portatori di buona fortuna per gli affari, e spesso i negozi esponevano le loro statue e/o immagini, allo stesso modo, in cui oggi si espone il Maneki-neko.
Si pensava che originariamente il Maneki-neko non fosse altro che un gatto che si lavava la faccia, perché in un vecchio proverbio cinese si dice che “un gatto che si lava la faccia è un segno di buona fortuna”
La validità di simili storie sui poteri sovrannaturali di questo gatto possono essere messe in dubbio, ma il fatto sta, che la gente lo compera e/o lo regala. Varie sono le leggende intorno al maneki-neko, ma tutte hanno lo stesso tema, “un gatto randagio trattato bene, che porta fortuna e buona sorte alla persona che gli fu amica”.
L’origine di questa tradizione non è sicura, forse iniziò nel XVI secolo in Osaka o in Edo (oggi Tokyo).

Comunque sembra che la vera leggenda nasce dalla storia di un monaco e del tempio di Gotoku, che si trovava in un quartiere povero di Edo, circondato da giardini zen, ormai sopraffatti dalla natura. Il tempio, era decadente e privo di qualsiasi segno di splendore, ma di fronte al suo altare, semplice di legno, non mancavano mai offerte fresche ed incensi.
Il vecchio monaco lo custodiva e se ne occupava ed era molto povero. Tre volte al giorno rivolto verso l’altare, recitava preghiera dopo preghiera. Il vecchio monaco non aveva perso la speranza, che un giorno le sue preghiere per restaurare il tempio sarebbero state.

Una sera, mentre stava cucinando il riso per la sua cena, notò un gatto rognoso e minuto seduto nell’ingresso. Egli ebbe pietà dell’animale e gli offrì la metà della sua cena. Il gatto a fine pasto, si strofinò contro il monaco in segno di gratitudine e miagolò con gentilezza. Da quel giorno, alla stessa ora, ogni sera il gatto ritornò ed il monaco divideva con lui la sua cena.
Una sera, il monaco, soffrente per lo stato disperato del tempio, si lamentò parlando con il gatto : «se solo tu fossi un uomo e non un gatto, allora forse mi potresti aiutare», il gatto lo guardò, e strofinando la testa contro la sua gamba, rispose con un "miaooo!".
Subito dopo, si scatenò un violento temporale, e nelle vicinanze passarono dei samurai, Ii Naotaka era il loro capo, ed era il ricco feudatario del castello di Hikone nella prefettura di Shiga e stava ritornando a Edo, dopo l’assedio vittorioso di Osaka.
Stavano cercando un rifugio ma non riuscivano a trovarne uno. Ii, mentre attraversava la pioggia scrosciante, intravide sul ciglio delle strada un gatto dall’aspetto curioso. Il gatto, seduto sul suo posteriore, stava sventolando in aria una zampa anteriore come se stesse salutando. «Che strana cosa per un gatto starsene fuori così con questa pioggia» pensò Ii e si avvicinò per osservarlo e mentre stava per chinarsi per accarezzarlo, il gatto si allontanò di alcuni passi, si risedette e ricominciò a salutare. Ii, incuriosito, seguì il gatto che però scomparve in uno stretto sentiero, purtroppo non c’era illuminazione e presto lo perse di vista. Però proprio quando già stava per abbandonare la ricerca si trovò di fronte al decadente tempio di Gotoku, e là, in cima ai gradini, c’era il gatto che si stava strofinando attorno alle gambe del monaco.
Il monaco offrì il riparo del tempio ad Ii ed ai suoi uomini dove potettero asciugarsi. Ii fu colpito dalla gentilezza e dalla saggezza del monaco e cosi decise di fare di quel tempio decadente, il suo tempio di famiglia in Edo.
E fu cosi che da quella notte in poi, il tempio di Gotoku prosperò sotto il patrocinio di Ii Naotaka.
Il monaco non dimenticò mai quella notte quando, in risposta alle sue preghiere, il gatto guidò Ii , che portò in seguito buona fortuna al tempio.
Quando, il gatto morì, il monaco eresse nei giardini del tempio, una statua con la forma di un gatto che saluta, per propiziare sempre buona fortuna.
Col i passare dei secoli, la reputazione del gatto, si trasformò da quella di cacciatore vagabondo a quella di portatore di fortuna, felicità e salute, e così nacque la leggenda del Maneki-neko,
il gatto che saluta.
E qui finisce la leggenda

CURIOSITA’
Sapevate che vengono modellate ogni anno in quantità impressionanti di Maneki-neko, usando anche materiali immaginabili, dal legno, ferro, porcellana alla cartapesta; mentre la forma è la stessa, un gatto seduto con un bavaglino e una campanella allacciati al collo e una zampa sollevata in segno di saluto.
I Maneki-neko con la zampa sinistra sollevata sono più comuni di quelle con la zampa destra alzata, la ragione esatta della differenza non è chiara. C'è chi dice che la zampa sinistra sollevata significa denaro e fortuna, mentre la destra significa buona fortuna e salute. Altre sostengono che la sinistra propizi gli affari e la destra la famiglia.
Il Maneki-neko viene rappresentato in diversi colori, di cui ognuno ha un suo significato. Quello più comune è il bianco, che significa già di per sé buona fortuna. Il nero assicura protezione contro le malattie, il giallo oro porta denaro e fa avverare i desideri, il giallo propizia l’amore, il verde il successo negli esami e per ultimo l’azzurro la sicurezza personale.
Pensate che per tutte queste esigenze sono nati dei negozi specializzati in Maneki-neko. Esiste anche un’associazione di circa 800 membri “collezionisti” che sono sparsi in tutto il mondo.
Dal 29 settembre al 10 Ottobre, ogni anno nell’area del Tempio di Ise, si tiene una festa che si chiama Kuru Fuku Maneki Neko Matsuri, cioè la festa del gatto gesticolante che porta fortuna.

Ma questo Maneki-neko è realtà o finzione?
Qualunque possa essere la risposta, la credenza nei suoi poteri rimane forte. Le immagini di questi “gatti portafortuna” appaiono perfino negli annunci economici dei maggiori quotidiani giapponesi, come ben poche delle piccole aziende si sentirebbero complete senza l’immagine del gatto fortunato.
Si dice che un Maneki-Neko in casa, sul posto di lavoro, nel sito web, insomma, ovunque si voglia, ti porti tanta, tanta fortuna, come a quell'uomo!
E’ così da una bizzarra storia di gatti, oggi è, parte integrante della cultura giapponese.

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